- Gli affreschi: dalla porta d’ingresso, in senso orario incontriamo i giottisti con le Storie di San Ranieri di Andrea di Buonaiuto e Antonio Veneziano (1367-1377) proseguendo con i Santi Efisio e Potito, santi di origine sarda venerati anche a Pisa, eseguiti da Spinello Aretino (1380-1385), opere purtroppo gravemente danneggiate. Così come le Storie di Giobbe, di Taddeo Gaddi (1340-1350) del quale intravediamo incredibili architetture sotto un cielo brillante. Aurelio Lomi affresca il braccio occidentale, con le Storie di Ester (XVI secolo) quasi del tutto scomparse. La Cosmografia di Piero di Puccio da Orvieto (1389-1391), che rappresenta la visione del mondo prima della scoperta dell’America, apre il braccio settentrionale, che prosegue con gli episodi del Vecchio Testamento, affrescati dapprima dallo stesso Piero, in seguito da Benozzo Gozzoli (1468). La parete est ci mostra l’Ascensione, la Resurrezione e l’episodio di San Tommaso, di Bonamico di Buffalmacco (1340) e la Crocifissione, il più antico affresco dell’edificio, realizzato intorno agli anni trenta del Trecento da Francesco Traini, unico artista pisano. Infine il ciclo del Trionfo della Morte, Giudizio Universale, Inferno e Tebaidi di Bonamico di Buffalmacco (1336), inizialmente attributo a Giotto. Colgono lo sguardo le figure della morte, che con una scure va a colpire due ignari ragazzi in un giardino di aranci, il gesto violento del giudizio di Cristo in mandorla e soprattutto lo sguardo crudele del Lucifero dantesco mentre mangia un peccatore. Di una certa ironia è la tentazione degli anacoreti, nelle Tebaidi, nella scena in cui un’elegante fanciulla tenta di entrare nella grotta di un eremita nascondendo la sua vera natura, rivelata sotto la sua ampia gonna dagli artigli del diavolo.
- I sarcofagi: erano parte della decorazione esterna della Cattedrale, sono visibili ancora le epigrafi sulle sue pareti, e furono riutilizzati per le sepolture dei cittadini in epoca medievale. Molti sono andati perduti durante l’incendio e il crollo del tetto del ’44, ma è possibile ancora immaginarsi lo stupore dei viaggiatori di fronte a tale ricchezza. Ognuno di essi presenta il suo stile, la sua peculiarità, come il sarcofago della Caccia al cinghiale (IV sec.), o il Buon pastore e le Muse (II sec.) nel braccio meridionale. Alcuni di essi furono di grande ispirazione per la creazione di capolavori dell’arte medievale, come il sarcofago di Fedra e Ippolito (II sec.), luogo di sepoltura di Beatrice di Canossa e il Sarcofago delle Muse (III sec.), che Nicola Pisano osservò sicuramente durante la realizzazione del Pulpito del Battistero. È inoltre interessante il continuum stilistico affrontato da maestri come Biduino nel XII secolo e Andrea di Francesco Guardi nel 1443: il primo realizzò il sarcofago di Giratto (di fronte al Trionfo della Morte), strigilato, che mostra una delle prime iscrizioni in volgare italiano 'HO(MO) KE VAI P(ER) VIA: PREGA D(EO) DELL'ANIMA MIA: Sì COME TU SE' EGO FUI: SICUS EGO SU(M) TU DEI ESSERE'; il secondo è il sarcofago dell’Abate Benedetto, con festoni retti da eroi e maschere leonine, anch’esso del tutto simile al modello classico. Entrambi si trovano nel braccio meridionale.
- I sepolcri di stile: in entrambi i bracci, est ed ovest, troviamo una splendida galleria di statue e sepolcri, alcune realizzate da artisti di grande pregio, come nel caso della tomba di Giovanni Boncompagni di Bartolomeo Ammannati (1574), o l’Inconsolabile di Lorenzo Bartolini (1841), oltre a busti e rilievi di Giovanni Dupré, Bertel Thorvaldsen, il Tribolo (primo allievo di Michelangelo).
- Le catene del Porto Pisano: in epoca medievale serravano l’ingresso del Porto Pisano (oggi Livorno), ma furono prese dai genovesi dopo la guerra della Meloria, nel 1284 e in seguito donate a Firenze. Fu grazie all’unità d’Italia che ciò che rimaneva delle catene tornò nella città di Pisa.
Campo Santo, piazza del Duomo
- Galileo Galilei (m.1642): il grande genio pisano è nato a Pisa, ma la sua morte avvenne ad Arcetri (Fi). Il suo corpo riposa nella Basilica di Santa Croce di Firenze. Il Campo Santo conserva la vera lampada di Galileo Galilei, nella cappella Aulla, navata meridionale: a soli 17 anni, Galileo fu in grado di teorizzare che le oscillazioni di essa si mantenevano costanti, qualunque fosse l’ampiezza, grazie all’intervento di una forza dell’atmosfera, anch’essa costante. Un primo passo verso le teorie newtoniane sulla gravità.
- Leonardo Pisano, detto Fibonacci (m.1242): non è noto il luogo di sepoltura del grande matematico pisano, ma a sua memoria qui fu posta la sua statua, che si trova nel braccio orientale, vicino al sarcofago delle Muse. È un’opera di Giuseppe Paganucci del 1859 non proprio apprezzata dalla critica: 'la movenza della persona ci apparve meschina, i bracci massime il sinistro soverchiamente uniti al torso ed alquanto fuori del naturale'. Si vedono ancora i danni della seconda guerra mondiale, quando la statua si trovava di fronte alle Logge dei Banchi, in Lungarno. Fibonacci grazie ai suoi studi sui numeri arabi e le pratiche geometriche è considerato il più grande matematico del medioevo.
- Andrea Vaccà Berlinghieri (m.1826): il suo sepolcro, realizzato da Bertel Thorvaldsen, si trova in prossimità degli affreschi di Taddeo Gaddi, sul finire del braccio meridionale. Il nome del grande scienziato e chirurgo è legato, assieme a quello del padre Francesco, alla figura di Mary Shelley: la loro amicizia fu proficua per la giovane scrittrice che volle assistere ai loro esperimenti di galvanismo, dai quali prese spunto per modificare alcuni paragrafi del suo capolavoro di letteratura gotica Frankenstein.
- Francesco Algarotti (m.1764): Ovidii aemulo, Newtonii Discipulo, Fredericus Magnus. Fu un grande illuminista, poeta, filosofo e massimo divulgatore delle scoperte di Newton. Il suo capolavoro scientifico letterario è Newtonianismo per le dame, del 1737, una piccola opera di divulgazione scientifica brillante. Il suo grande sepolcro, opera di Mario Antonio Tesi, apre il braccio occidentale.
- Giacomo Barzellotti (m.1839): considerato il padre della medicina legale in Italia. Il suo trattato più famoso, Medicina Legale. Secondo lo spirito delle leggi civili e penali veglianti nei governi d’Italia (1818), rivoluzionò la medicina forense.
- Ottaviano Fabrizio Mossotti (m.1863): uno dei sepolcri più belli del Campo Santo, opera di Giovanni Dupré che realizza l’allegoria dell’Astronomia, dallo sguardo perso nel cosmo. Mossotti fu un astronomo, studioso delle interazioni molecolari e delle proprietà dei dielettrici (teorie che aprirono le porte allo studio delle onde elettromagnetiche).
- Antonio Pacinotti (m.1912): la sua tomba si trova in prossimità dell’affresco Ebbrezza di Noè, di Benozzo Gozzoli, braccio settentrionale. A lui si deve il primo prototipo della dinamo moderna.
- Carlo Matteucci (m.1868): considerato il precursore dell’elettrochimica ed elettrofisiologia e il primo a sperimentare la corrente muscolare. Famosi i suoi esperimenti su numerosi esemplari di torpedo.
- Paolo Savi (m.1861): direttore del Museo di Storia Naturale di Pisa, uno dei più antichi al mondo, oggi ospitato all’interno della Certosa di Pisa a Calci (PI), fu un grande innovatore nel campo della tassidermia, o imbalsamatura dei corpi, soprattutto per la creazione di diorami che permettevano di vedere le forme degli animali, ma anche il loro comportamento e l’ambiente in cui essi vivevano